Per mia grande fortuna lavoro in un’azienda multinazionale molto attenta ai training e alla formazione a tutti i livelli, dai manager agli operai. Da tempo ci si prepara alle sfide future migliorando la flessibilità delle persone, intesa come aumento delle competenze e possibilità di riutilizzo anche in altri reparti e mansioni aziendali, e lavorando sulla gestione dei cambiamenti.

Il cambiamenti per ogniuno di noi si può rappresentare in una curva delle emotività che spiega gli stati d’animo di una persona che si trova a subire un cambiamento.

Ecco fasi del cambiamento:

 

curva cambiamento

  1. Fase “palude”: è la fase in cui l’organizzazione ritiene di agire correttamente; non vengono evidenziati i problemi ma ci si nasconde dietro a un confortante “va tutto bene”.
  2. Fase del “si cambia”: è un momento particolarmente critico. L’organizzazione ha preso consapevolezza dell’esistenza di punti critici e della necessità di cambiare, ma non è ancora evidente la direzione da prendere nel cambiamento.
  3. Fase di “implementazione”: in questa fase le persone iniziano a vedere i primi segnali del cambiamento che generano facili entusiasmi e aspettative non realistiche.
  4. Fase di “assestamento”: è la fase nella quale le persone si rendono conto che il cambiamento è faticoso e che i risultati non saranno raggiunti facilmente come ci si era aspettati nella fase precedente. La tentazione è quella di lasciare che il cambiamento muoia lentamente.
  5. Fase del “risultato”: (in alcuni casi) vengono raggiunti gli obiettivi che ci si era posti. Il rischio, in questa fase, è che l’euforia da brindisi porti l’organizzazione e le persone a “sedersi”, ad accontentarsi e a non cambiare più”.
  6. Per evitare di tornare ad una nuova fase “palude”, è necessario, una volta raggiunti i risultati, che l’organizzazione spinga le persone a porsi nuove domande e nuovi obiettivi, in un’ottica di cambiamento continuo. In questo caso, alla fase del “risultato”, seguirà una nuova fase del “si cambia”.

(fonte ODM CONSULTING)

Pensate ora ad applicare queste importanti e semplici nozioni alla nostra vita quotidiana e a pensarci tutte le volte che ci troviamo a parlare di “parcheggi a pagamento” e “raccolta differenziata“. Possiamo come sempre criticare il modo in cui le cose vengono fatte (guai se ci fosse negata questa libertà), ma ci dobbiamo comunque impegnare affinchè le cose vadano bene….. per noi e per il nostro paese, questo per me è SENSO CIVICO!!!!

2 commenti on Gestione dei Cambiamenti e Senso Civico

  1. pomodorina scrive:

    Hei Gianluca,
    mi piace il tuo senso civico :)

    Ma sei già tornato a lavoro?Hai abbandonato il mare?

  2. corace scrive:

    :-D
    sono tornato al lavoro già dalla seconda settimana di settembre e ho lasciato la casa al mare a metà mese!!!

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